Top
 

Comunicati

Cisl FVG > Archivio informativo  > Comunicati  > CISL FVG, OK FOTOGRAFARE LA SITUAZIONE, MA ORA SERVE SAPER ANTICIPARE LE CRISI CON VISIONE

CISL FVG, OK FOTOGRAFARE LA SITUAZIONE, MA ORA SERVE SAPER ANTICIPARE LE CRISI CON VISIONE

Bene i dati forniti oggi da Confindustria Udine sugli scenari economici del Friuli Venezia Giulia, ma oggi occorre la capacità di tutti di anticipare le situazioni più evidenti di crisi intervenendo per tempo e, ancor più importante, la volontà di rispondere alla domanda semplice ma molto ambiziosa: sul mondo del  lavoro/industria che vogliamo in questa regione fra dieci anni. A riproporla con forza è il segretario della Cisl FVG, Cristiano Pizzo che spiega: “I dati delineano una prospettiva sulla quale confrontarsi sin da subito e bene, in questo senso, il confronto avviato con gli assessori Rosolen e Bini, ma occorre andare oltre la sola fotografia, ascoltando i campanelli dall’allarme (come ad esempio il problema demografico o gli impatti degli scenari internazionali) che pur si inseriscono in un quadro generale di economia sana e competitiva”. E’ vero – si legge in un comunicato della Cisl FVG – che l’occupazione tiene dopo anni di crescita ed è altrettanto vero che i tassi di occupazione sono più alti (e non di poco) della media nazionale, rimanendo, però, i più bassi per crescita di tutto il NordEst, senza contare che l’industria regionale ha perso oltre cinque mila occupati (cresceva dal 2018), dato mitigato per contro dalla crescita importante nei servizi e terziario. La cassa integrazione, per esempio, vede nei primi due mesi dell’anno (rispetto allo stesso periodo del 2023) un aumento dell’80%, passando da 1,7 milioni di ore autorizzate a 3,1milioni con un aumento in tutte le ex province e in (quasi) tutti i principali settori (escluso il settore alimentare che segna un dato positivo) con particolari prestazioni negative da segnalare nel legno-arredo e nella metalmeccanica. Situazione già portata all’attenzione degli assessorati al lavoro (Rosolen) e alle attività produttive (Bini) proprio dalle Organizzazioni Sindacali del FVG, con la richiesta, ad inizio anno di ammortizzatori in circa 160 aziende regionali seppur con diversi gradi di allarme (le situazioni molto preoccupanti sono una dozzina ma in aumento). “Nessuno di noi ha la sfera di cristallo – incalza Pizzo – ma questa regione può e deve intervenire su tutte quelle aree di debolezza del nostro sistema produttivo a cominciare da zone industriali non adeguate ad attrarre nuovi investitori e nuovi investimenti, e dalle infrastrutture più in generale, passando per normative (fiscali?) più attraenti e vantaggiose, e ad un rapido sviluppo dei progetti come la NAHV (North Adriatic Hydrogen Valley)”. Ma non meno importanti – per la Cisl – sono le relazioni sindacali moderne, costruttive e partecipative, che richiedono uno sforzo di tutti ma, soprattutto, dei rappresentanti delle imprese e della politica. “Prima di tutto – spiega ancora Pizzo – dobbiamo evitare di perdere forza lavoro (italiana e straniera) a causa di un mercato del lavoro poco interessante. E’ inutile andare all’estero a formare ragazzi/e per importarli nel nostro mercato regionale se poi costringiamo, spesso, i nostri giovani a guardare oltre confine. Dobbiamo iniziare a trattenerli rinnovando i contratti nazionali nei tempi previsti e con elementi che li rendano accettabili dai lavoratori come per esempio il rispetto degli accordi per il calcolo degli aumenti retributivi, una minore precarizzazione del lavoro, con un sistema in cui la possibilità di infortunarsi/ammalarsi è ridotto ai minimi termini e una maggiore soddisfazione nel lavoro che passa sì da una retribuzione giusta ma anche da previdenza, welfare…e tanto altro visto che in una regione autonoma qualche libertà in più ce l’abbiamo. Nessuno ha la bacchetta magica ma tutto il “sistema” FVG può contribuire a rendere la nostra economia ancora più forte e competitiva se oltre a guardare i parametri aziendali e dei mercati cominciassimo a guardare anche la parte che riguarda la valorizzazione del lavoro e, quindi dei lavoratori, in una sorta di economia e di industria 5.0 che oltre ad essere citata possa veramente essere concretizzata”.