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PUBBLICO IMPIEGO, AUTONOMIA REGIONALE A DOPPIA VELOCITA’

Se ne è parlato a Trieste, in una tavola rotonda organizzata dalla Cisl Fvg. Della Ricca: “Bene il Comparto Unico, ma i Comuni sono stati lasciati indietro. Manca un ente intermedio”

Un’autonomia regionale a doppia velocità, quella che è emersa stamani nel corso di una tavola rotonda promossa dalla Cisl Fvg per fare il punto sullo stato dell’arte della specialità del Friuli Venezia Giulia rispetto al settore pubblico. Se da una parte, infatti, la riforma del Comparto Unico si è rivelata molto positiva, addirittura più vantaggiosa rispetto anche al Contratto Collettivo di Lavoro Nazionale, dall’altra, la fotografia mostra i Comuni in grande stato di affaticamento. Ne consegue che – per il Sindacato – l’autonomia regionale non si è ancora del tutto esplicata e che sicuramente gli enti territoriali hanno bisogno di una mano in più, per poter star dietro in modo efficiente alle incombenze (non ultima la gestione dei fondi del PNRR) e soddisfare alle molteplici necessità dei cittadini. Di qui, l’appello della Cisl Fvg, rivolto direttamente all’assessore competente Pierpaolo Roberti, di avviare in tempi brevissimi una riflessione sull’opportunità di istituire un nuovo ente intermedio tra Comuni e Regione.  Una riflessione che si porrebbe, dunque, al centro della dibattuta questione province sì, province no. “L’esperienza non positiva delle Uti, ma anche i limiti delle EDR – spiega per la Cisl Fvg, la segretaria Renata Della Ricca – ci porta a pensare che sarebbe utile uscire dal dilemma sulle province e ragionare su di un ente intermedio snello e puramente operativo che possa in qualche modo sgravare i Comuni con competenze specifiche, ponendosi in relazione con essi e la Regione”; un ente che possa dedicarsi alla legiferazione e alla programmazione, sia per riportare alcune materie più vicino ai cittadini con una funzione di prossimità e per offrire pari servizi e costi su tutto il territorio regionale. Va inoltre ricordato – evidenzia il Sindacato – che con la cancellazione delle Province, oltre un migliaio di dipendenti è transitato verso l’Ente Regione e solo una minima parte è rimasta nei Comuni o nelle Uti, trovandosi molto spesso disorientati.

L’altra partita centrale per la Cisl Fvg – che a Trieste ha presentato in anteprima anche un corposo studio sul comparto pubblico – è quella del personale, a cui si ricollega la scarsa attrattività del lavoro pubblico. “Occorre impegnarci per rendere di nuovo competitivo il lavoro pubblico – incalza Della Ricca – perché il rischio reale, che già in molte realtà riscontriamo – è quello di non riuscire a coprire il turn over: lo vediamo anche negli ultimi concorsi, dove alle prove si presenta neppure la metà di chi ha risposto al bando. Un esempio su tutti: gli ultimi concorsi tecnici, dove si sono è presentati alle prove scritte, per la categoria C, 330 persone su 722, e nella categoria D 260 su 520 circa. Il punto cruciale è capire come incentivare i giovani a fare il loro ingresso e rimanere ancorati a quello che fino a qualche anno fa era considerato un lavoro sicuro”.

Per il Sindacato il problema principale delle retribuzioni, che hanno perso il 30% del potere d’acquisto negli ultimi anni, è quello di prevedere la parificazione completa del salario aggiuntivo tra i dipendenti dell’Ente Regione a quelli degli enti locali. Ciò è avvenuto anche nell’ultima tornata contrattuale 2019/21: auspichiamo che venga confermato anche nella trattativa in essere per il contratto 2022/24, al fine di sanare il gap salariale attuale. Si tratta di un problema, dunque, di natura contrattuale che per la Cisl Fvg potrebbe essere superato anche attraverso la previsione di elementi aggiuntivi e, soprattutto, parificando le regole del welfare, tra Ente regione ed Enti Locali, cosi come proposto nella piattaforma contrattuale, oltre a puntare anche ad una crescita personale e professionale di carriera che renderebbe più attrattiva l’entrata dei giovani nel mondo pubblico.

Altro elemento cui ancorarsi quello della previdenza complementare, andando finalmente a dare copertura finanziaria al Fondo specifico della regione, già legiferato. “Siamo di fronte ad un paradosso: abbiamo una legge inutilizzata che prevede un fondo appunto di previdenza complementare, che, tra l’altro, prevede anche la copertura contro il rischio di non autosufficienza, tema cruciale se si pensa che in Friuli Venezia Giulia ci sono circa 38mila anziani non autosufficienti e 44mila a grave rischio di perdita dell’autonomia, una platea molto grande purtroppo in veloce aumento” – spiega ancora Della Ricca. Rispetto alle forme aggiuntive e di welfare possibili, bene per la Cisl la prevista indennità per i piccoli Comuni, (al di sotto dei 3000 abitanti con meno di 8 dipendenti, (che sono circa 64 enti del FVG), a il provvedimento è ancora troppo limitato, lasciando fuori una buona fetta di lavoratori.

“Ancora una volta – conclude Della Ricca – la contrattazione può giocare un ruolo fondamentale e attraverso il giusto riconoscimento dei meriti e dell’impegno dei lavoratori andare a rinforzare anche i Comuni, che comunque, non possono continuare a pagare il prezzo di decisioni penalizzanti e non congrue alla portata dei carichi di lavoro di tali enti, che, come detto, più di altri soffrono anche della disaffezione. Gli strumenti ci sono: ora serve che la politica li renda concreti”.

Tema – quello dell’attrattività del lavoro pubblico – che è stato il leit motiv anche della tavola rotonda che ha visto confrontarsi il segretario Cisl Fvg, Alberto Monticco, il segretario nazionale Cisl, Ignazio Ganga, l’assessore regionale Pierpaolo Roberti, Elena D’Orlando della Commissione Paritetica Stato-Regione e direttrice del dipartimento di Scienze Giuridiche dell’ateneo di Udine, e Dorino Favot, presidente dell’Anci. C’è da lavorare – è emerso – intanto sull’immagine della pubblica amministrazione, davvero “drammatica”, se si considerano anche gli esiti di un recente sondaggio promosso dalla Regione e rivolto soprattutto ai giovani, che nell’era post-Covid, cercano nel lavoro la possibilità di essere gratificati professionalmente e spazi di conciliazione lavoro-vita privata. Occorre, dunque – è l’appello che l’assessore ha rivolto anche al Sindacato – impegnarsi insieme in una forte campagna reputazionale, ma al tempo stesso anche sfruttare al meglio – come ha evidenziato pure il segretario generale della Cisl Fvg, Alberto Monticco – la potestà contrattuale della Regione, dovuta alla sua specialità, ipotizzando – rilancia il segretario cislino – anche forme inedite di elementi aggiuntivi, e spingendosi, laddove percorribile, a delineare una tipologia contrattuale specifica per i lavoratori del pubblico impiego del Friuli Venezia Giulia, senza contare l’incentivo alla progressione delle carriere. La questione delle competenze e della loro valorizzazione è stata ripresa anche dal presidente dell’Anci, Dorino Favot, che ha puntato sulla necessità di creare tra i dipendenti, soprattutto dei Comuni, un alto livello di specializzazioni spendibili e a servizio anche di più comunità locali. Insomma la specialità – anche per il segretario nazionale della Cisl, Ignazio Ganga – va valorizzata ulteriormente in tutte le sue potenzialità, anche rispetto al federalismo fiscale; resta, tuttavia – come sintetizzato da Elena D’Orlando – il buono stato di salute della nostra specialità, soprattutto nel rapporto tra la Regione e il suo sistema delle autonomie locali, sapendo anche che la Regione può svolgere un ruolo da protagonista anche in molti ulteriori ambiti, come, ad esempio, quello della cooperazione transfrontaliera.