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Audizione della 3^ commissione del consiglio regionale sul pssr 2010-2012

Intervento di Renato PIZZOLITTO, Segretario CISL Friuli Venezia Giulia

 

Copia dell’intervento è stato consegnato, insieme alla documentazione prodotta dalla fp e dalla fnp in occasione dell’iniziativa "Il Gazebo dei diritti" che programmato per i giorni 17,18 e 19 febbraio p.v. in piazza Oberdan a Trieste di fronte al Palazzo del Consiglio Regionale.

Come Cisl regionale del Friuli Venezia Giulia riteniamo l’audizione di oggi, con la terza Commissione del Consiglio Regionale, molto importante perché all’ordine del giorno vi è il tema della salute che diventa ancor più importante in una regione come la nostra dove il livello qualitativo e quantitativo ci colloca ai primi posti non solo in Italia. Il nostro auspicio è che dopo l’esaurimento del dovuto e necessario dibattito politico fra maggioranza e opposizione l’argomento rimanga nell’ambito dell’interesse generale dei cittadini, ai quali poco importa in caso di necessità chi, come, dove e quando Per il cittadino è importante avere una risposta e possibilmente guarire.

Proprio per questo oggi siamo qui con l’intento di portare un nostro contributo affinchè il documento sul Pssr 2010-2012 e la sua applicazione, ad approvazione definitiva, diventi il meglio che si può dare alla nostra comunità.

Le nostre difficoltà ad incontrare l’Assessore competente sono note: ne siamo veramente dispiaciuti. Tante delle considerazioni, delle osservazioni e suggerimenti avremmo potuto farle, nel pieno rispetto dei ruoli, nel momento di costruzione del documento: non è stato possibile, non per causa nostra.

Anticipiamo che in conseguenza dei mancati incontri richiesti all’Assessore competente Kosic, nei giorni 17, 18 e 19 febbraio p.v., in Piazza Oberdan a Trieste davanti alla sede del Consiglio Regionale Cgil, Cisl e Uil Federazioni di Categoria del pubblico impiego insieme alle Federazioni dei Pensionati allestiranno “Il Gazebo dei Diritti”. A fine intervento consegneremo alla Presidenza copia dei volantini prodotti dalle Federazioni con le argomentazioni a sostegno dell’iniziativa.

Oggi, in questa audizione segniamo qualche difficoltà: il documento che ci è stato inviato risale allo scorso novembre ed è superato dal dibattito che si è sviluppato successivamente e dagli interventi delle forze politiche di maggioranza, oltre che da quelli dell’opposizione. Ci risulta una riscrittura e un ampliamento di parti del documento. Avremmo potuto dare meglio il nostro contributo avendo a disposizione un documento completo e aggiornato alle ultime modifiche. A situazione data comunque tenteremo di fare quello che ci è possibile e di segnalare che cosa ci sarebbe piaciuto trovare scritto nel documento del Pssr 2010-2012.

Innanzitutto il documento non contiene nessun riferimento al precedente Pssr 2006/2008. Un bilancio di quel Piano poteva sicuramente essere utile: si sarebbero potuti evidenziare pregi e difetti del nostro sistema e le cose fatte e quelle ancora da fare.

Nella nostra Regione vi è un buon sistema sanitario e socio sanitario. Questa condizione non è il frutto di improvvisazione o di una situazione fortunata ma è la risultanza di una miscela composta da una attenta gestione delle risorse (qualche volta fin troppo) e di personale ben preparato, qualificato che affronta, in tanti casi, situazioni problematiche in ordine alle note carenze di organico nel settore infermieristico. Nonostante questa situazione il risultato in termini di qualità e quantità del servizio sanitario e sociosanitario del Friuli Venezia Giulia rimane elevato. Ma fino a quando potrà durare se questi lavoratori non hanno garantiti, dopo che fanno il loro dovere, i propri diritti, se le previsioni della Finanziaria prevedono la copertura del turnover al 20% più un 20% discrezionali sulle professionalità, se ad oggi non sappiamo quanti lavoratori nel 2010 lasceranno il lavoro per la pensione o per altri motivi?

Siamo d’accordo sulle impostazioni del documento, con i tempi che corrono chi può dire che non vada bene mantenere le prestazioni esistenti. Due interrogativi però sorgono:

  1. Se manca personale (i numeri apparsi sulla stampa non tengono conto di 4 aspetti fondamentali: a) nel 1994 l’istituto del part-time non era applicato; b) vi è stato un notevole aumento delle inabilità totali e parziali nella professione infermieristica; c) si registra un grande aumento delle attività sanitarie-assistenziali; d) i piani aziendali alla voce assunzioni non sono mai stati applicati integralmente;
  2. E’ stimata sotto il  2% la dotazione finanziaria regionale per il 2010 per la sanità regionale. Tutti sanno che per mantenere l’esistente in sanità bisogna finanziare il sistema con almeno un aumento di circa il 5% rispetto al precedente anno sacrificando comunque investimenti, tecnologie, aggiornamenti, formazione ecc. (Si vuole aprire di più alla sanità privata?)

 

Quindi come si potrà mantenere l’esistente se non intervenendo sulla spesa, quindi sul personale, già compressa e sulle strutture? Ci permettiamo di segnalare su quest’ultima che qualunque modifica istituzionale sull’assetto attuale potrà essere fatta solo per legge modificando le leggi regionali 12 e 13 rispettivamente del 1994 e 1995 e non solo. Riteniamo pertanto che ad oggi sia necessario confermare la continuità per le strutture ospedaliere contemplate all’art. 21 della legge regionale 13 citata orientando la loro attività al day hospital, al day surgery, agli ambulatori, ai post acuti integrando l’attività con i distretti rispondendo così in maniera più ampia alla grande richiesta di servizi nel territorio, tenuto conto delle funzioni specialistiche e di alta specializzazione che svolgeranno le 3 grandi strutture che fanno già immaginare le 3 aree in cui sarà suddivisa la Regione: gli ospedali riuniti di Trieste, il S.M. della Misericordia di Udine e il S.M. degli Angeli di Pordenone e dagli IRRCS del Burlo, del Cro, e della Nostra Famiglia per i quali dovranno essere garantite quelle funzioni che permettano il mantenimento del carattere scientifico e del Gervasutta di Udine per la sua specialità.

Per noi diventa importante, anzi fondamentale, portare a piena e completa omogeneità e appropriatezza l’erogazione dei servizi intervenendo laddove vi sono delle abbondanze per dare, in rispetto della normativa vigente, a tutti i cittadini, italiani e stranieri, risposte omogenee, adeguate e dignitose, soprattutto a quelli che vivono in aree disagiate, agli anziani, agli invalidi, ai soggetti più deboli facendo dell’integrazione tra sanità e sociale l’arma vincente delle politiche sociali della nostra Regione.

E’ per quello che sosteniamo che i posti preventivati per i post-acuti nell’area dell’assistenza sanitaria debbano essere quelli programmati: sono 550 a fronte di circa 120 attivati.

Mancano nell’assistenza territoriale 45 posti letto per hospice e ben 4 aziende su 6 non raggiungono i livelli previsti; anche per i posti letto Rsa in 4 aziende non si raggiungono i livelli minimi previsti. Stesse grosse difficoltà nell’ambito dell’offerta della salute mentale e in quella delle dipendenze.

Anche nell’attività distrettuale vi sono gravi carenze nel servizio infermieristico domiciliare che determinano difficoltà di erogazione del servizio in ambito della neuropsichiatria infantile, nel supporto alla scuola; così come nell’area della prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro si scontano difficoltà che comportano scarsi interventi ispettivi con riferimento agli infortuni e alle malattie professionali. Nel campo della prevenzione buoni risultati sono stati raggiunti coinvolgendo la popolazione nella campagna informativa e di prestazione sugli screening (quelli già effettuati colon, mammella….) bisognerebbe potenziare questa attività promuovendo, anche nel mondo della scuola la conoscenza e la pratica di nuovi stili di vita.

E’ necessario l’aumento della vigilanza nell’igiene pubblica.

Nell’area del sociale non è più rinviabile la riclassificazione delle strutture per anziani non autosufficienti riqualificando l’assistenza; bisogna pensare di più alle famiglie aiutandole nella spesa delle rette. Le stesse sono diventate parte integrante del sistema sobbarcandosi compiti che spesso spetterebbero alle istituzioni: non possono essere lasciate sole.

La disabilità viene affrontata in maniera ampia e completa. L’impostazione la condividiamo perché un buon sistema come il nostro deve saper rispondere alle esigenze di tutti i soggetti più deboli.

La finanziaria per il 2010 mette a disposizione notevoli risorse per la costruzione del nuovo ospedale di Pordenone: sono 90 milioni. Come Cisl abbiamo sostenuto questo percorso perché siamo convinti che in quel territorio ci siano le condizioni per arrivare all’ospedale unico riconvertendo e riorientando l’offerta per le strutture ospedaliere esistenti dando in tal modo le risposte attese sul territorio. Riteniamo anzi che a verifiche fatte e a determinate condizioni si possa avviare, nei prossimi mesi, la fase di riorganizzazione della sanità e del sociosanitario sull’intero territorio pordenonese.

Sul “Terzo Settore” da tempo parte importante nel sistema integrato non abbiamo trovato menzione nel documento inviatoci. Sicuramente è sotto valutazione da parte dell’assessorato. Ci piacerebbe avere notizie in quanto sono 9.000 gli operatori delle cooperative sociali impiegati nell’assistenza, nell’educativo e per l’inserimento lavorativo, di questi circa il 70% è personale femminile perlopiù donne straniere comunitarie o extracomunitarie. Abbiamo circa 2000 operatori nelle case di riposo senza titolo e altrettanti 2000, sempre nelle case di riposo, con le competenze minime (corso da 200 ore). Davanti a tutto ciò vi sono i servizi appaltati e i relativi costi che non possono che essere ingenti. Di tutto ciò abbiamo scarse notizie: chiediamo all’Assessore che vengano forniti i dati affinchè come Sindacato Cisl possiamo svolgere, con cognizione, il nostro ruolo.

Sulla centrale unica del 118 siamo perplessi. In teoria potrebbe funzionare ma se teniamo in debito conto che il personale addetto e le autoambulanze resterebbero sul territorio – certamente meglio conosciuto dagli operatori del posto –  non intravvediamo economie rilevanti e potrebbe rivelarsi addirittura controproducente riorganizzarlo come viene proposto.

In merito alle sollecitazioni giunte nel corso di questi lavori da parte di consiglieri regionali e non solo, confermiamo la nostra volontà di svolgere il nostro ruolo, portando le nostre conoscenze e i nostri contributi, confrontandoci ai tavoli di trattativa. Abbiamo scelto come Cisl questa strada senza tanti clamori nella convinzione che il nostro sistema debba essere difeso e tutelato senza inutili conservatorismi, nell’interesse della nostra comunità. Ci viene chiesto di fare le cose insieme: noi siamo disponibili e saremo disponibili, nel rispetto dei ruoli. Conseguentemente chiediamo risposte alle questioni che poniamo e concretizzazione dell’annunciato coinvolgimento delle parti sociali che recentemente è mancato.

Trieste 18 febbraio 2010