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Pizzo (Fim Fvg): da Belci nessuna lezione di sindacato

Apprendo con stupore, dalle pagine del Messaggero Veneto, che Franco Belci, Segretario Generale della Cgil del FVG, ha dichiarato che, oltre a Marchionne con le sue dichiarazioni, anche Fim e Uilm hanno umiliato i lavoratori firmando l’accordo di Pomigliano.
Dopo la partecipazione di Marchionne alla trasmissione di Rai Tre “Che tempo che fa” le reazioni del mondo sindacale e della politica sono state molteplici, chi di approvazione (pochi) chi apertamente in disapprovazione (la maggior parte). Ancora non ci era capitato di sentire attaccare Fim e Uilm prendendo spunto da quelle dichiarazioni. Evidentemente in Cgil gli argomenti concreti e di valore sono ormai agli sgoccioli e si “arrangiano” come possono pur di “fare notizia”.
Rispondendo nel merito, come piace a noi della Fim e della Cisl, vanno precisate alcune cose che sfuggono alla Fiom e alla Cgil.
A Pomigliano c’è uno stabilimento che senza investimenti e senza un forte recupero di competitività non vivrà a lungo. Difronte a questo dato di fatto è iniziata una trattativa lunga e difficile (nessuno nasconde l’arroganza stile Fiat) che ha prodotto un accordo che determina l’arrivo di circa 700 ML/€ con la delocalizzazione dalla Polonia all’Italia (ma Belci lo sa?) di uno dei modelli di auto più venduto in Europa, la Panda, e che tra produzione del nuovo modello ed il suo restyling darà a quello stabilimento, a quei lavoratori e alle loro famiglie una prospettiva decisamente migliore di quella che oggi hanno. Se poi consideriamo che i più fortunati oggi a Pomigliano lavorano 4-5 giorni al mese, la situazione si commenta da sé.
Inoltre, nessuno ha imposto ai lavoratori l’accordo. E’ stato votato in una consultazione regolare ed il SI è passato con il 63% dei voti che corrisponde ad una maggioranza sicuramente solida.
Questa si chiama democrazia, quella democrazia che la Fiom e la Cgil vanno blaterando a destra e a manca ma quando c’è da praticarla “loro” non sono d’accordo adducendo motivazioni a dir poco strumentali.
La Cgil e la Fiom in questi anni si sono distinte nel panorama nazionale per la loro posizione antagonista, a prescindere dal merito, e spesso denotando memoria troppo corta (come nel caso delle decine e decine di deroghe al CCNL che hanno firmato in tutta Italia ma che adesso non ricordano di aver firmato).
Per non farsi mancare nulla ostentano quella “supponenza”, quell’aria di “superiorità” nei confronti degli altri sindacati che non gli permette di mettere in pratica serenamente quell’autocritica che dovrebbe far parte del bagaglio professionale di ogni Organizzazione Sindacale che si rispetti.
Metaforicamente parlando assomigliano a quel signore che, prendendo nel verso contrario l’autostrada, invece di chiedersi se ha sbagliato il senso di marcia, perde tempo pericolosamente ad insultare chi procede nel verso giusto.
Ci dispiace per loro ma non prendiamo lezioni di “sindacato” da chi, da tempo, ha smesso di esserlo.