SCADENZA CONCESSIONE SERVIZIO IDRICO INTEGRATO A TRIESTE: UN’OPPORTUNITÀ PER UN MODELLO PUBBLICO UNITARIO
Tra il 2026 e il 2028 scadranno in Italia 42 concessioni del Servizio Idrico Integrato, coinvolgendo 1.200 Comuni e oltre 11 milioni di cittadini. Non si tratta di un semplice adempimento amministrativo, ma di un passaggio decisivo, destinato a incidere in modo strutturale sulla qualità dei servizi, sulla sostenibilità ambientale e sui costi a carico della collettività.
In questo scenario di profonda trasformazione, anche il Friuli Venezia Giulia è chiamato a compiere scelte politiche non più rinviabili: superare frammentazioni e interessi particolari per costruire una visione industriale pubblica, moderna e integrata dei servizi idrici e della gestione dei rifiuti.
Il vero banco di prova sarà la scadenza della concessione del Servizio Idrico Integrato di Trieste. Si tratta di un’area che conta circa 130.000 utenze, attualmente affidata al gruppo Hera, unico gestore privato della regione e società quotata in Borsa.
Secondo il XX Rapporto di Cittadinanzattiva (marzo 2025), Trieste registra i livelli tariffari più elevati del Friuli Venezia Giulia: 619 euro annui per famiglia, con un incremento del 5,9%, a fronte dei 357 euro annui di Udine, dove l’aumento si limita allo 0,6%.
In questo contesto, entro giugno 2026, l’Autorità d’ambito e le istituzioni politiche dovranno assumere una decisione chiara e senza scorciatoie sulle modalità di affidamento della gestione.
Da un lato, la gara europea, che comporta il rischio di affidare infrastrutture strategiche, competenze e funzioni decisionali a soggetti orientati prevalentemente a logiche di mercato e al rendimento finanziario. Dall’altro, la scelta di una gestione interamente pubblica mediante affidamento diretto, trasparente e democraticamente controllata, capace di reinvestire gli utili sul territorio e di restituire ai Comuni e ai cittadini il pieno controllo del servizio.
La Femca e la Cisl sostengono da tempo che la strada da percorrere sia quella della solidità industriale coniugata con la tutela dell’interesse pubblico, attraverso il modello dell’in house providing. Questo orientamento è stato promosso anche attraverso due convegni: il primo con gli operatori del Servizio Idrico Integrato e il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia; il secondo con i capigruppo del Consiglio regionale.
Tale impostazione risulta pienamente coerente con il D.Lgs. 175/2016 e con la legge regionale dell’11 aprile 2024, che incentiva, attraverso risorse significative, i processi di aggregazione pubblica.
I primi passi sono già stati compiuti: l’accorpamento tra CAFC, Hydrogea e Poiana nel servizio idrico e gli accordi del 2025 tra CAFC, NET, A&T 2000 e Isontina Ambiente per la gestione dei rifiuti hanno posto le basi per un operatore pubblico integrato e industrialmente credibile, una realtà che aggrega circa 700 dipendenti.
E’ ora il momento di completare questo percorso. Serve il coraggio politico di coinvolgere anche le realtà rimaste finora ai margini dei processi di aggregazione, con l’obiettivo di costruire una grande multiutility pubblica regionale, con oltre 1.000 addetti: un soggetto capace di eccellere per competenza e innovazione, ma libero dalle dinamiche del puro profitto.
Questo modello garantisce vantaggi concreti: dall’accesso agevolato al credito alla riduzione dei costi operativi, fino a tariffe eque e omogenee sull’intero territorio regionale. Un assetto che rafforza la capacità di investimento, tutela il lavoro e valorizza le professionalità, assicurando occupazione stabile e una contrattazione collettiva più forte.
Significa, in ultima analisi, dotare il Friuli Venezia Giulia di una infrastruttura strategica e resiliente: uno strumento essenziale per affrontare la crisi climatica, promuovere l’economia circolare e rendere strutturale il riuso delle acque depurate nei settori agricolo e industriale.
La scadenza della concessione di Trieste si presenta, quindi, come una grande opportunità, una occasione storica per rendere irreversibile la scelta di un modello pubblico unitario, solido sul piano industriale e gestionale, capace di governare il futuro dei servizi essenziali. È il momento di una scelta chiara, coerente e lungimirante, che metta al centro non gli interessi dei singoli campanili o dei mercati finanziari, ma il bene comune, il lavoro e la tutela dell’intero territorio regionale.
Franco Rizzo, Femca Cisl Friuli Venezia Giulia
Alberto Monticco, Segretario Generale Cisl Friuli Venezia Giulia