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«FERMARE LA STRAGE», DA TRICESIMO L’ALLARME DEI SINDACATI SULL’EMERGENZA INFORTUNI

A livello nazionale brusca impennata delle morti bianche. Appello di Cgil-Cisl-Uil a Riccardi e Rosolen. «Vietato abbassare la guardia e attenzione agli appalti». Contagi sul lavoro, curva abbattuta dai vaccini

«Sui luoghi di lavoro c’è una strage che va fermata. Ma parlare di emergenza sarebbe fuorviante: purtroppo non siamo di fronte ad eventi straordinari, ma a una situazione conclamata, esasperata dalla pandemia in corso». A lanciare l’allarme, anche a nome di Cgil e Uil, è il segretario regionale della Cisl Alberto Monticco. Dietro al suo Sos, e alla campagna nazionale sulla sicurezza lanciata dai sindacati confederali, l’impressionante numero di morti sul lavoro che ha segnato non solo le ultime settimane, ma tutto l’inizio del 2021, con ben 185 infortuni mortali nel Paese tra gennaio e marzo, 19 in più rispetto al 2020.

INVESTIRE PIÙ IN SICUREZZA «L’attenzione deve restare alta anche in regione», ha detto Monticco aprendo i lavori del confronto tenutosi stamattina a Tricesimo, alla presenza degli assessori alla Salute Riccardo Riccardi e al Lavoro Alessia Rosolen. È a loro che Cgil, Cisl e Uil affidano la richiesta di «dare gambe e promuovere, adeguandoli alla realtà disegnata dal Covid, gli ambiziosi protocolli firmati con i sindacati in materia di cooperazione e appalti, a cui va data continuità operativa». Una richiesta rilanciata anche dalla Uil, che con Mauro Franzolini chiede alla Regione di «investire di più in sicurezza, perché le aziende sanitarie potrebbero fare qualcosa di più sotto il profilo della prevenzione e della vigilanza», e dalla Cgil, che con Villiam Pezzetta rimarca le preoccupazioni per gli «effetti della precarietà e della frantumazione del ciclo produttivo in una miriade di appalti e subappalti».

I NUMERI Guardando ai dati Inail (tra gli intervenuti a Tricesimo anche il direttore regionale dell’istituto Fabio Lo Faro), tra gennaio e marzo gli infortuni mortali in regione sono stati 2, in flessione rispetto ai 4 del primo trimestre 2020, quindi con un andamento per ora in controtendenza rispetto al dato nazionale. Crescono invece le denunce d’infortunio, che sempre tra gennaio e marzo hanno fatto segnare in regione un incremento di 296 casi (3.971 contro 3.675, pari al +8%), mentre il dato nazionale vede una flessione del 2%.

CONTAGI SUL LAVORO, EFFETTO VACCINI. Sui dati generali incidono anche i contagi sul lavoro: sono 172mila quelli censiti a livello nazionale dall’Inail dall’inizio della pandemia, di cui 4.153 in regione. In entrambi i casi il dato che spicca è la secca discesa della curva dopo l’avvio della campagna vaccinale. Se a novembre e dicembre in Fvg si sono registrati picchi di oltre mille contagi mensili, totalizzando in due soli mesi il 50% dei casi registrati dall’inizio della pandemia, gennaio (581 casi) e soprattutto febbraio e marzo (rispettivamente 113 e 148 casi) hanno visto un drastico abbattimento dei contagi (anche se si tratta di dati suscettibili di aggiornamento). A confermare il legame con la campagna vaccinale l’elevatissima incidenza della sanità e dell’assistenza sul dato dei contagiati: due casi su tre (il 63% in Fvg) si sono registrati infatti in questi settori.

APPALTI, NO ALLA DEREGULATION. Se da un lato l’auspicio è che la curva dei contagi continui a scendere, aprendo finalmente la strada a una ripresa dell’economia e del lavoro, Cgil, Cisl e Uil dicono no a una ripartenza all’insegna della deregulation. Lo dicono i segretari regionali, sollecitando «una campagna straordinaria di controlli degli organi di vigilanza in ogni azienda» e rilanciando le proposte sulla patente a punti per le imprese e sull’insegnamento della sicurezza sul lavoro nelle scuole superiori. Lo chiede anche il segretario confederale Cgil Roberto Ghiselli, che boccia la modifica del codice degli appalti, «la cui deregolamentazione produrrebbe più sfruttamento e meno sicurezza per i lavoratori, concorrenza sleale per le imprese, meno legalità». Il sindacato, aggiunge Ghiselli, «si opporrà in tutti i modi al depotenziamento delle norme a tutela del lavoro e della legalità e sta già dando le prime risposte in termini di mobilitazione». Mobilitazione pronta a scattare anche sul blocco dei licenziamenti: «Il decreto del Governo è sbagliato –conclude il nazionale della Cgil – perché non consente una gestione non traumatica di questa fase, e va aperto immediatamente un tavolo per trovare una soluzione. Quale? La proroga del blocco dei licenziamenti per tutti a ottobre, lavorando nel frattempo per consolidare la ripresa ed estendere gli ammortizzatori, per non lasciare solo nessun lavoratore».