Top
 

Comunicati

Cisl FVG > Strutture e Servizi  > Federazioni di Categoria  > CISL FP  > PRECARI: RICERCATORI DI CRO E BURLO IN PIAZZA

PRECARI: RICERCATORI DI CRO E BURLO IN PIAZZA

A rischio la continuità, sostenibilità ed eccellenza della ricerca sanitaria nei due IRCCS del Friuli Venezia Giulia: i ricercatori precari di Burlo e Cro, stamattina protestano davanti alla sede del Consiglio regionale a Trieste.

L’iniziativa è organizzata da CGIL FP, CISL FP e ANAAO Assomed. I ricercatori chiedono un incontro con il presidente Fedriga e l’Assessore alla Sanità Riccardi. Obiettivo: aprire un nuovo tavolo sulla vertenza degli oltre 200 lavoratori precari dei due Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico presenti  sul territorio. La Giunta regionale – si legge in una nota sindacale – può non solo farsi portavoce delle istanze dei ricercatori presso l’amministrazione centrale dello Stato e ol Ministero, ma anche adottare direttamente alcune misure per arginare il drammatico problema dei precari della ricerca sanitaria, come ad esempio, favorire l’applicazione della legge Madia per la stabilizzazione dei precari storici o avviare contrattazioni decentrate di secondo livello.

LE PROBLEMATICHE APERTE

Negli ultimi 20 anni, la ricerca sanitaria biomedica si è avvalsa ampiamente di figure altamente specializzate che hanno contribuito in maniera significativa alle eccellenze raggiunte dagli IRCCS come il CRO e il Burlo Garofolo. Eccellenze raggiunte, purtroppo, attraverso il ricorso comodo, conveniente e indiscriminato a forme contrattuali atipiche come co.co.co., co.co.pro., partite IVA e borse di studio. In questo modo si è creata una condizione di precariato che negli anni è diventata strutturale, sia per i lavoratori che per la stessa ricerca.

Il Jobs Act e la Legge Madia hanno vietato alla Pubblica Amministrazione di ricorrere ai contratti di lavoro flessibile, il che ha reso necessaria una nuova disciplina dei contratti per la ricerca sanitaria, stabilita da un emendamento alla scorsa legge di stabilità.

La legge prevede l’istituzione di un percorso con esclusivamente a tempo determinato con inquadramento contrattuale a comparto di 5 anni, più eventuali altri 5 per un totale di 10 anni non ulteriormente rinnovabili.

Ciò nonostante, ad un anno di distanza dalla sua approvazione, la legge non è ancora entrata in vigore. Mancano infatti alcuni elementi necessari alla sua attuazione: l’integrazione al CCNL Sanità–Comparto, che istituisce la figura contrattuale del ricercatore sanitario, i decreti attuativi ministeriali che stabiliscono le procedure dei concorsi e i sistemi di valutazione dei lavoratori.

Anche nel caso entrasse in vigore, questa legge non risolverebbe il problema del precariato. Per prima cosa, infatti, prevede l’applicazione esclusiva di contratti a tempo determinato. Inoltre a beneficiarne sarebbero solo 67 (26%) dei 261 precari attivi negli IRCCS regionali. In sede di prima applicazione, infatti, la norma stabilisce che solo i titolari di un contratto cococo attivo il 31 dicembre 2017 e con almeno tre anni di contratti flessibili, nei cinque anni precedenti, potranno ottenere un contratto a tempo determinato. Questo criterio esclude dalla riforma la maggioranza dei precari attivi in regione, nonostante molti di essi vantino un’anzianità di servizio che può arrivare anche fino a dieci anni, molti dei quali passati con borse di studio. A questi esclusi non resta che sperare in un eventuale futuro concorso per l’ingresso nel percorso a tempo determinato. Nel frattempo, per loro non sussiste nessuna garanzia di continuità.

Il problema del ricorso indiscriminato alle borse di studio (82, cioè un terzo dei 261 precari di CRO e Burlo) è particolarmente delicato: costituisce infatti il ventre molle del precariato della ricerca sanitaria. Costituisce infatti il sistema di arruolamento più utilizzato e abusato dagli Istituti IRCCS per coprire le carenze di organico, soprattutto per quanto riguarda le donne.

Le borse di studio però non sono contratti di lavoro, ma nascono come forma di finanziamento agli studi e all’alta formazione professionale che nella maggioranza dei casi si avvicina ai mille euro mensili. I titolari delle borse sono quindi privi di qualsiasi tutela previdenziale e assistenziale (contributi pensionistici, maternità, malattia, ecc.).

CHI SONO I PRECARI DELLA RICERCA SANITARIA E QUALI SONO GLI IRCCS COINVOLTI

I precari della ricerca sanitaria sono tutte le figure professionali che vengono impiegate con contratti atipici all’interno degli IRCCS e degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS). Questi istituti fanno capo al Ministero della Salute, a differenza degli altri centri di ricerca e delle università che fanno capo al Ministero dell’Università e della Ricerca. Sono per la maggior parte figure sanitarie: biologi, biotecnologi, chimici, fisici, medici, psicologi, farmacisti. A queste si affiancano numerose altre figure tecniche e amministrative quali ingegneri, statistici, bibliotecari documentalisti, amministrativi, study coordinator. Sono tutte figure altamente specializzate nel loro campo, che hanno conseguito Dottorati di Ricerca e/o Specialità, spesso con importanti esperienze lavorative all’estero. La ricerca che viene condotta dai precari in questi istituti è ad ampio spettro: dalla comprensione del funzionamento delle malattie allo studio di nuovi approcci terapeutici, allo sviluppo di nuovi farmaci ma anche di percorsi assistenziali e comunicativi sempre più efficienti.

I precari, oltre a garantire la continuità della ricerca e dei servizi, sono anche in grado di incidere sulla sostenibilità finanziaria degli istituti che li ospitano. Spesso le loro ricerche condotte sono autofinanziate, perché le loro idee innovative sono in grado di attirare la maggioranza dei fondi destinati alla ricerca sanitaria, che provengono da soggetti quali Enti, Associazioni di pazienti, Fondazioni private, fondi 5×1000 e dalla volontaria contribuzione dei cittadini.