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Inizio dell’Anno Scolastico nel Friuli Venezia Giulia

Nota di Donato La Morte, Segretario Generale Cisl Scuola Fvg

Palmanova, 1° settembre 2009

Il nuovo anno scolastico è appena incominciato, tra paure e insicurezze, soprattutto che derivano dall’incapacità di predisporre un progetto di scuola chiaro e condiviso da parte del Governo, ma fondato esclusivamente sul rimaneggiamento del personale della scuola utile a far cassa. Una visione da ragionerie, che guarda soprattutto al presente e non al futuro. Visione sbagliata, perché la scuola perno fondamentale per la crescita di questo Paese e lo sviluppo armonico delle realtà territoriali, deve essere considerata come settore d’investimento generale e la politica non può scaricarsi di questa responsabilità che la Costituzione gli affida.

Nessuno si sognerebbe di rompere il termometro dopo avervi letto di un suo stato febbrile; nessuno, se non per folle autolesionismo, falserebbe i dati della sua cartella clinica per evitare di confrontarsi con una qualche situazione patogena.

Dunque nessuno può ritenere inutili o inattendibili i dati dei tagli agli organici del personale docente (- 669) e del personale ATA (-278) che la Cisl Scuola Regionale ha denunciato, peraltro certificati dallo stesso Ufficio scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia. Interventi pesanti sulla nostra scuola che ad oggi producono preoccupazione, inquietudine e instabilità del sistema scuola in generale e nel merito il funzionamento gestionale e amministrativo e tecnico e per quanto riguarda l’offerta formativa, l’impossibilità di produrre dei progetti individuali per gli studenti per l’evidente riduzione del numero delle classi autorizzate e il conseguente lievitamento del numero di studenti per classi.

I tagli per la grandezza dell’intervento, non hanno ridotto solo le “compresenze retribuite sic !!”, ma le contemporaneità del modulo nella scuola primaria, hanno disarticolato una organizzazione didattica che lo stesso Ocse Pisa ha classificato ai primi posti la scuola della regione. Inoltre, se entriamo nel merito del problema, occorre dire la verità perché al di la degli interventi di decurtazione, sono stati ridotti in silenzio 128 cattedre di lingua comunitaria, per il quale non sarà più possibile avere il docente specialista che insegna la lingua comunitaria scelta dalle famiglie, ma attribuita al docente factotum.

Nella scuola secondaria, in una intervista rilasciata dal Direttore generale, ho letto che “nella secondaria sono state ridotte le ore a disposizione della scuola”, se ben ricordo credo che non siano mai esistite ore a disposizione della scuola, ma dotazioni organiche provinciali che servivano e servono a coprire i buchi un anno in una scuola l’altro in un'altra della provincia. Contemporaneamente anche in questo ordine di scuola i tagli intervenuti pesantemente hanno creato un folto numero di soprannumerari, basta sbirciare gli elenchi graduati affissi agli albi degli Uffici scolastici provinciali, solo cosi si riesce a capire cosa ha effettivamente prodotto il costo di questa riforma.

Per quanto riguarda il personale Ata, accertato che l’organico è stato ridotto in proporzioni alle dimensioni della popolazione scolastica della scuola, come dichiarato nell’intervista dalla Responsabile dell’Ufficio scolastico regionale, evidenzio, che il numero degli studenti per l’anno scolastico appena iniziato é in aumento, quindi, forse i parametri dovevano essere rivisiti in crescita o quantomeno nel mantenimento dell’organico, a garanzia della funzionalità, dell’assistenza, della vigilanza, sia fuori che dentro l’istituzione scolastica. In più si dimentica che nelle nostre scuole sono in aumento gli alunni diversamente abili e stranieri che hanno bisogno di accompagnamento, assistenza e integrazione che il personale ATA svolgeva in supporto al personale docente, attività che sarà fortemente compressa per mancanza di personale.

Infine resta il problema delle classi non concesse, dell’affollamento della aule, dell’incertezza sulla messa in sicurezza di tutte le scuole della regione, una scuola da far paura per dirla alla “Fiorin”.

Sui precari, dobbiamo fare un ragionamento chiaro, non sono le scelte del passato che ha aumentato il numero dei precari, ricordo che la legge 148 è legge dello stato, ha fatto sì che questo Paese diventasse un dei paesi tecnologicamente più avanzati e ha portato la nostra regione, ai primi posti secondo Ocse Pisa, per qualità e quantità d’insegnamento.

Il problema dei precari, si risolve se la politica cambia rotta nei confronti della scuola; se la politica crede nella scuola statale deve fare investimenti e non tagli. Inoltre, da anni assistiamo robuste sforbiciate degli organici, e per contro contiamo sempre meno immissioni in ruolo, insufficienti anche a sostituire il personale che và in pensione.

Sulla questione dei docenti “regionali” va contestata l’asserita logica secondo la quale la continuità nei confronti degli alunni non sarebbe assicurata a causa di un presunto esercito di trasferiti. Basti osservare con attenzione i movimenti annuali che in percentuale sono risicati nei confronti degli “stanziali”. La motivazione forte è che ogni anno scolastico ogni scuola è soggetta a rivedere la sua dotazione organica e in molte istituzioni scolastiche l’organico è composto in forte percentuale da personale precario che come soldatini, si offrono ogni anno, per risolvere i problemi strutturali e organizzativi dell’amministrazione, accettando cambi di scuola ogni anno scolastico nella speranza che arrivi il loro turno per la stabilizzazione, inoltre a chiarimento, senza nessuna polemica nei confronti dell’Amministrazione, devo ricordare che i docenti di sostegno, quelli di ruolo, per norma contrattuale, non possono trasferirsi prima dei 5 anni di permanenza nella stessa scuola e che comunque l’organico in essere non copre le esigenze delle istituzioni scolastiche e dei ragazzi diversamente abili.

Per chiudere, pur riconoscendo l’impegno profuso dagli operatori degli uffici periferici per non mettere a rischio l’inizio dell’anno scolastico, i conti ai ministri Tremonti e Gelmini tornano ed è grave sottacere che le scuole saranno in difficoltà ed è ancor più grave non dire che questi tagli ripetuti costantemente negli anni 2010 e 2011, metteranno il ginocchio il sistema scuola della nostra regione.

Non era il caso di aprire superficiali polemiche o di improvvisare di fronte ai dati dei tagli che sono incontestabili. L’interesse per la nostra scuola è un atto dovuto alla scuola stessa “fabbrica del futuro” la base per chiedere ed ottenere di essere sostenuta di più e meglio di fronte alla complessità e alle sfide che l’istruzione e l’educazione oggi pongono.

Ognuno, di fronte a questo, faccia la sua parte; ognuno, i politici regionali e locali in primis, si assuma un preciso impegno, per i nostri ragazzi, con i nostri ragazzi che aiuti non solo a conoscere il sistema di istruzione in tutte le sue articolazioni e differenziazioni, ma anche a individuare e sostenere le azioni che, situazione per situazione, scuola per scuola, aiutino tutti a raggiungere quei risultati di apprendimento ed educativi che oggi sono necessari.

F.to Donato Lamorte
Segretario generale regionale Cisl Scuola