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Occhialeria Italiana: non passa il “Made in”

Non sono bastati i segnali di ripresa e la richiesta crescente da parte delle piazze internazionale, così come registrato a partire dal 1° semestre 2010…
L’occhialeria Italiana non sarà tutelata dal regolamento del Consiglio relativo all’indicazione del Paese di origine di taluni prodotti importati da Paesi terzi!
Ma cosa è successo a Bruxelles durante la seduta del Parlamento Europeo?
Il 29 settembre 2010 la Commissione Commercio Internazionale dell’Europarlamento ha approvato a larghissima maggioranza ( 19 voti a favore, 2 contrari, 2 astenuti) la relazione Muscardini, sull’indicazione dei paesi d’origine di alcuni prodotto importati dai paesi extra-europei.
In questa relazione, tra le altre cose, rientravano prodotti del tessile-abbigliamento, ceramica, calzature, oreficeria e dopo emendamenti apportati ed approvati sono state inserite anche viti, bulloni, coltelleria, farmaci, vetro ed occhialeria.
Come definito da molti “una svolta epocale” sul diritto alla difesa dei consumatori, dove l’etichettatura “Made in” sarebbe stata sinonimo di sicurezza e qualità e di una trasparenza dei mercati.
Ma a fine ottobre succede l’incredibile……il settore dell’occhialeria sparisce d’incanto e risulterà essere l’unico settore escluso da quelli proposti!
Non staremo certo ad alimentare polemiche, ma per chi è nel “giro” dell’occhialeria questa vicenda appare alquanto strana e pilotata…. Le lobby delle grandi occhialerie, che producono la maggior parte dei loro prodotti all’Estero, hanno sicuramente fatto pressioni per far prevalere la logica del guadagno sugli altri aspetti.
Già a suo tempo il malumore delle occhialerie, soprattutto artigiane del Bellunese, era uscito allo scoperto quando appresero la nomina di Vittorio Tabacchi ( ex patron della SAFILO condannato per reati di frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci, e patteggiato 6 mesi di reclusione poi convertiti in multa) alla Presidenza dell’EUROM, L’associazione Europea degli Industriali dell’occhiale, tanto da chiedere spiegazioni alla Presidente del SIPAO Lorraine Berton, la quale diceva di non aver avuto poteri decisionali sulla vicenda.
Ora si attendono le evoluzioni della vicenda, in cui tra le prime azioni si cercherà di far modificare la norma prima che arrivi al Consiglio dell’UE, ultimo organismo ad avere la parola.
Cosa dire di più….. il nostro Territorio ha già subito un duro colpo prima con la chiusura di uno Stabilimento SAFILO, della Visottica di Nimis, e di varie ditte Artigiane terziste delle grandi Aziende Multinazionali dell’occhialeria, ed ora si trova a dover affrontare una battaglia a cui non gli si da la possibilità di combattere ad armi pari.
Come Sindacato staremo al fianco dei lavoratori e delle Aziende che vogliono mantenere i posti di lavoro nel Territorio e non ricercare nello sfruttamento il margine del loro guadagno. 

Adriano Pellegrini
Segretario generale FEMCA-CISL Alto Friuli