ENERGIA E LAVORO, SERVE UN TAVOLO REGIONALE SULLA TRANSIZIONE
Il 2025 si è chiuso con una consapevolezza che come organizzazioni sindacali non possiamo più eludere: il tema dell’energia è diventato centrale per la tutela del lavoro, per la sopravvivenza della manifattura e per la tenuta sociale dei territori. In Friuli Venezia Giulia il costo dell’energia continua a essere eccessivo, con ricadute dirette sull’occupazione, sugli investimenti e sulla qualità del lavoro.
Le imprese energivore e le filiere produttive regionali operano in svantaggio competitivo strutturale. Questo si traduce in pressioni sui salari, riduzione degli organici, rinvio degli investimenti. Non possiamo accettare che il prezzo dell’energia diventi lo strumento con cui si scaricano sui lavoratori le inefficienze del sistema.
Con il Piano Energetico Regionale del 2024 la Regione ha indicato la strada verso la transizione energetica entro il 2045, cinque anni prima dell’obiettivo europeo. Tuttavia, questo posizionamento avrebbe meritato un maggior coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, a partire dalle rappresentanze sindacali. Le risposte emergenziali degli ultimi anni hanno evitato il peggio, ma non bastano. Serve una strategia di lungo periodo che metta al centro il lavoro e la coesione sociale.
Nell’ottica della giusta transizione, riteniamo che la Regione possa investire, tramite Friulia, nelle riconversioni industriali dei settori a rischio, riconvertendo imprese e lavoratori al nuovo paradigma economico. Vorremmo inoltre capire a che punto siamo con la NAHV (valle dell’idrogeno che coinvolge Slovenia e Croazia oltre al FVG) anche per quantificare il fabbisogno occupazionale che il PER non quantifica. Ma più urgente è affrontare le crisi aziendali rilevate dall’Osservatorio CISL FVG, che coinvolgono migliaia di lavoratori.
Come CISL FVG pensiamo sia venuto il momento che la Regione chiami le parti sociali e istituisca un tavolo permanente sulla Giusta Transizione, per intrecciare necessità aziendali, avanzamento dei piani e impatto del cambiamento sulla qualità del lavoro e della vita.
Anche il nucleare deve essere affrontato senza pregiudizi. Non si tratta di cancellare il passato né di imporre soluzioni dall’alto, ma di aprire una discussione seria sulle nuove tecnologie. Un sindacato moderno non teme il confronto, ma lo pretende, perché dalla stabilità energetica dipendono posti di lavoro e sviluppo industriale.
Allo stesso tempo, è indispensabile accelerare sulle rinnovabili superando ritardi burocratici. Solare, eolico, idroelettrico devono essere parte di un piano che rafforzi l’autonomia energetica garantendo qualità del lavoro e diritti. Le comunità energetiche possono abbassare i costi e redistribuire valore sul territorio, ma servono regole chiare e coinvolgimento delle parti sociali.
Un ultimo appunto sull’elettrificazione dei consumi: un’unica fonte di approvvigionamento rappresenta un rischio. Un blackout lascerebbe una casa senza riscaldamento, ricarica auto, comunicazioni e persino la piastra ad induzione per cucinare. Per questo il presidio delle reti con personale formato e una “riserva calda” pronta a intervenire è una necessità.
La questione energetica è una questione di lavoro. Senza energia accessibile non c’è industria, non c’è occupazione stabile, non c’è transizione giusta. Il 2026 deve essere l’anno in cui si affronta questa sfida con serietà e partecipazione, mettendo al centro il futuro delle persone.
Cristiano Pizzo, Segretario CISL FVG